Soluzioni digitali per la medicina: vivere meglio costa meno
Intervista a Mauro Calamani, Info Solution

Oggi si parla molto di Digital Health, ma qual è la situazione attuale in Italia, e quali le prospettive mediche ed economiche offerte da questo innovativo settore? Approfondisce la questione Mauro Calamani, responsabile dell’area medicina di Info Solution, società che realizza progetti ad alto contenuto tecnologico anche in ambito medicale.

Di cosa si occupa esattamente Info Solution?

“La nostra azienda è attiva sul fronte della ricerca tecnologica in numerosi settori di mercato: aerospazio e difesa, energia, trasporti e comunicazioni, ma è anche coinvolta in progetti nell’area medico-sanitaria, soprattutto per la telemedicina, in collaborazione con diversi Ospedali e Università”.

Quali sono le aree terapeutiche attualmente più coinvolte dalla telemedicina?

“Diciamo che la telemedicina si può dividere in due filoni principali: quello per così dire ‘mass market’, in cui in cui ci rivolgiamo a un numero molto elevato di pazienti, e che riguarda 3 patologie croniche molto diffuse quali diabete, malattie cardiovascolari e polmonari.
Poi abbiamo una seconda area, di nicchia, che coinvolge patologie più rare come la SLA. Due situazioni completamente diverse fra loro a livello di casi di studio e di impatto medico delle tecnologie. Stiamo inoltre studiando soluzioni anche nel campo della teleriabilitazione”.

In generale, che ruolo ha la Digital Health dal punto di vista sociale, clinico ed economico? In  altre parole, quali vantaggi concreti offre ai pazienti e al sistema sanitario?

“Per un corretto approccio informativo alla questione non si può parlare in generale, ma è necessario distinguere per settori. È chiaro che le tre patologie di massa a cui si accennava prima, vista la loro diffusione, incidono sui costi generali in percentuale molto maggiore rispetto ad altre aree terapeutiche, ed è qui che entra in gioco la telemedicina.
Individuare il ruolo concretamente svolto dalle nuove tecnologie sul fronte del risparmio sanitario è in fondo cosa semplice. Non è certo un segreto che con l’aumentare degli anni un corretto stile di vita e un follow up terapeutico continuo, aiutino a invecchiare meglio, e perciò a incidere meno sul sistema sanitario. La telemedicina offre un doppio vantaggio: garantire una migliore qualità della vita del paziente insieme a un risparmio economico per lo Stato”.

In che modo?

“È dimostrato che i pazienti in monitoraggio, sentendosi ‘seguiti’ nella propria vita quotidiana dal medico che è in un certo senso ‘è lì con loro’, si sentono maggiormente motivati a ‘raggiungere gli obiettivi’ di salute fissati con il proprio specialista; per cui assumono spontaneamente abitudini più salutari. Così facendo il loro stato di salute è più stabile, e riducono notevolmente i ricoveri in ospedale, riducendo i costi di gestioni per il Sistema Sanitario. Il riflesso della telemedicina sul binomio vantaggi clinici-riduzione spesa sanitaria, presenta poi anche un altro risvolto meno immediato, che riguarda l’ottimizzazione della somministrazione dei farmaci.
Con il monitoraggio remoto, il medico può ad esempio intervenire in modo estremamente puntuale e tempestivo per ricalibrare i dosaggi al paziente.
Anche sull’aderenza terapeutica, uno dei grandi problemi di chi ha già subito un infarto, si stanno sviluppando dei progetti molto efficaci. Le telemedicina inoltre, se applicata estensivamente, offre la possibilità di raccogliere grandi quantità di dati relativi a parametri vitali di intere popolazioni di pazienti, quelli che oggi sono denominati “Real World Data (RWD)”. L’applicazione agli RWD di note tecniche informatiche di elaborazione, che vanno sotto il nome di ‘data mining’ o ‘deep learning’, potranno consentire di migliorare e affinare continuamente i protocolli terapeutici nelle strutture sanitarie, e verificare con maggiore certezza l’efficacia e l’assenza di effetti collaterali nei nuovi farmaci”.

Come stanno “penetrando” in Italia le tecnologie digitali per la salute?

“La diffusione di internet e dei social e la pervasività degli smartphone sta cambiando il rapporto del popolo italiano con la tecnologia.
Il settore sanità ovviamente è per tradizione il più ‘conservatore’, ma vede affacciarsi innovazioni digitali seppur con alterne fortune, dalla ricetta dematerializzata, ai CUP on line, ai sistemi informativi regionali, che nascono sulla onda del tanto celebrato, ma non sempre applicato, fascicolo sanitario elettronico.
Il nostro sistema sanitario non riconosce la telemedicina tra i servizi convenzionati, per cui l’unico campo in cui tecnologie ad essa analoghe trovano spazio sul mercato è quello del fitness e del benessere”.

Quali potrebbero essere i fattori su cui intervenire per migliorare la situazione?

“Abbiamo a che fare con diversi ostacoli, da rimuovere per poter vedere la telemedicina applicata seriamente e realmente nel nostro Paese.
Il primo è di carattere normativo: il nostro Sistema Sanitario Nazionale non prevede servizi di telemedicina per il monitoraggio domiciliare.
La crisi del modello assistenziale tradizionale è sotto gli occhi di tutti, un modello pensato per la cura della acuzie non può essere efficiente in uno scenario dove l’età media della popolazione aumenta in modo esponenziale, e l’incidenza di morbilità croniche aumenta di conseguenza”.

Quali sono i device più innovativi attualmente disponibili in ambito Digital Health?

“Le novità non mancano, ma citarle qui non è possibile, perché il discorso è piuttosto complesso. Attualmente la telemedicina è infatti in una fase di industrializzazione più che in una di ricerca. Soprattutto con l’ingresso in campo della Cina, la partita si sta giocando sull’abbattimento dei costi dei device di massa, per renderli più appetibili al grande pubblico, confinando lo sviluppo dei progetti più innovativi nell’ambito della ricerca pura.
L’obiettivo al momento è, in altre parole, mettere gli strumenti di salute digitale più comuni, come glucometri, pulsossimetri, sfigmomanometri, ecc. alla portata di tutti i pazienti, per un miglioramento della loro qualità vita.
In realtà, grazie all’enorme progresso dell’elettronica, è possibile anche sviluppare dispositivi altamente innovativi, accanto ai più classici sopra citati, che conservino ugualmente un costo di produzione basso grazie alle tecniche produttive di larga serie, coniugate da una ricerca sugli algoritmi di diagnosi automatica.
Per dirla con Henry Ford, un vero progresso si ha solo quando i vantaggi di una nuova tecnologia diventano per tutti”.

Parliamo delle soluzioni più interessanti offerte da Info Solution: il sistema KEDOS-ID, ad esempio

“Kedos-ID è in realtà una soluzione per la tracciabilità del processo trasfusionale, logistica del farmaco, logistica dei trapianti, più che a quelli di telemedicina.
Attualmente la logistica del sangue è la seguente: una persona va a donare, il suo sangue viene messo in una sacca etichettata con codice a barre e trasportato al centro di smistamento, da dove poi viene inviato alle periferie.
La rivoluzione del sistema Kedos-ID consiste nell’ottimizzazione di questo processo. Utilizzando la tecnologia dei tag RFID per l’identificazione e la tracciabilità, è possibile gestire simultaneamente più sacche di sangue, monitorando in continuo la temperatura e altri parametri durante il trasporto, oltre a memorizzare la storia di ogni singola sacca, dalla donazione alla trasfusione.
In pratica, arrivati al centro di smistamento non c’è più bisogno di “leggere” ogni singola sacca, ma è sufficiente passare l’intero contenitore all’interno di un gate per acquisire contemporaneamente tutte le informazionie inserirle a sistema.
In un tempo davvero breve si riesce così a esaminare tutte le sacche, registrando e tracciando ogni passaggio con un carico di lavoro molto leggero per gli operatori e riducendo notevolmente il rischio d’errore”.

… E il bracciale EMG?

“Questo bracciale è un sensore muscolare ad alta sensibilità che appartiene più propriamente al settore della telemedicina e delle wearable technologies. Rispetto a un esame EMG tradizionale rappresenta una vera rivoluzione per varie ragioni.
Innanzitutto perché è facilmente indossabile da chiunque e utilizzabile a secco, senza necessità di applicare paste o gel. Fasciando interamente l’avambraccio rende semplice il posizionamento, e grazie agli otto canali registra sempre con precisione la corrente elettrica generata dal muscolo.
Ciò diventa fondamentale in alcune tipologie di pazienti, come quelli colpiti da SLA, per valutare il livello di degenerazione del motoneurone, ovvero del neurone preposto al controllo dei movimenti muscolari.
Questo strumento viene poi utilizzato anche per la riabilitazione degli arti superiori, sfruttando il concetto di biofeedback. In pratica il bracciale, unito a un goniometro digitale che misura l’angolazione di movimento del polso, offre un ritorno visivo al paziente di come sta eseguendo l’esercizio, stimolandolo a fare di meglio e abbreviando così il percorso di recupero.
La riabilitazione passiva è un altro importante ambito di utilizzo di questo EMG, che permette al fisioterapista di misurare in modo oggettivo la forza muscolare che il paziente sta opponendo alle sollecitazioni. Questo stesso impiego può infine risultare di grande utilità in ambito legale-assicurativo per misurare l’esatta entità del danno subito, o ancora in ambito militare, dove è essenziale sapere con esattezza se un soggetto ha recuperato il pieno uso di un’articolazione”.

http://www.onhealth.it/salute/soluzioni-digitali-per-la-medicina-vivere-meglio-costa-meno

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